domenica 25 ottobre 2020
Etimologia delle parole: OBOE
Fra tutti gli strumenti musicali, l'oboe è certamente fra quelli che ha il nome più strano e curioso. Strumento ad ancia doppia appartenente alla famiglia dei legni (come il fagotto e il corno inglese), l'oboe nasce dallo sviluppo di strumenti musicali più antichi (insieme ai flauti, gli strumenti ad ancia furono fra i primi a comparire nell'antichità). In particolare, l'origine del nome si attesta in Francia alla fine del XVII secolo, dov'era (ed è tuttora chiamato) hautbois. Questo termine nasce dall'unione di haut "alto" e bois "legno", con il significato di "legno (dal suono) alto": per "alto" si intende quel suono acuto e penetrante, un po' nasale, tipico dell'oboe barocco (oggi, invece, con gli sviluppi moderni, l'oboe è capace anche di suonare piano e con delicatezza). A differenza di oggi però, che la pronuncia è diventata /o'bwa/, nel francese del XVII secolo essa era /o'bwε/: da qui deriva quindi l'italiano oboe, in passato pronunciato anche oboè, chiaro prestito dal francese dell'epoca.
(per gentile concessione di Euterpes Domus)
lunedì 4 marzo 2019
Etimologia delle Parole: CARNEVALE
"A carnevale ogni scherzo vale!" E' questo il motto più famoso che caratterizza questa ricorrenza, tipica specialmente dei paesi di rito cattolico. Questa festa infatti si caratterizza per la presenza di fantasiose maschere, ghiotte leccornie, cortei sfarzosi ma, soprattutto, scherzi e gozzoviglie. Sin dalle origini è stato considerato un periodo dove concedersi eccessi golosi e goderecci prima della Quaresima, il periodo di preparazione alla Pasqua da dedicare alla penitenza, al digiuno e alla sobrietà. In particolare, alla Quaresima è associata l'astensione dalle carni e dai cibi particolarmente ricercati e proprio qui risiederebbe l'etimologia del termine "Carnevale".
L'opinione più comune lo vuole derivato dall'unione dell'espressione "Carne, vale!", cioè "Ti saluto, carne!", oppure da "Carnem levare", cioè "eliminare la carne", in riferimento ai banchetti luculliani che venivano celebrati specialmente l'ultimo giorno, detto appunto Martedì Grasso. A questo giorno segue il Mercoledì delle Ceneri, primo giorno ufficiale della quaresima secondo il rito romano, così chiamato dalla cenere (biblico simbolo di penitenza) sparso sul capo dei fedeli durante la messa.
Un'altra interpretazione vuole invece il termine derivato da carnualia (cioè "giochi campagnoli") oppure da carrus navalis (letteralmente "carro navale", cioè "nave su ruote"), chiaro rimando ai carri carnevaleschi.
Sebbene legato per tradizione alla Quaresima, il Carnevale ha origini assai più antiche. Taluni dei suoi caratteri tipici, come per esempio il generale scioglimento degli obblighi morali e delle gerarchie, con momentaneo rovesciamento dell'ordine costituito, sono riscontrabili in molte festività pagane greco-latine e mesopotamiche. Il significato era probabilmente catartico e propiziatorio, con il fine di fingere un ritorno al Caos primordiale e la successiva ricostituzione del Cosmo (inteso in questo caso, nel senso greco del termine, come "ordine").
Durante queste feste non era infatti cosa rara veder scambiati i ruoli di schiavo e padrone (Saturnalia romani) o addirittura veder schernito e umiliato un Re (Mesopotamia). Ogni norma era sospesa e tutto era generalmente permesso. E' probabilmente da qui che discende l'associazione fra il Carnevale e gli scherzi (talvolta anche eccessivi). Proprio perché l'ordine del mondo era momentaneamente annientato, era anche credenza comune che le anime dei defunti ritornassero a vagare nel mondo dei vivi. Al fine di non renderle pericolose veniva dunque imposto di onorarle dando loro un corpo provvisorio in cui abitare: è da questa funzione apotropaica che discende quindi l'uso delle maschere.
La sopravvivenza del Carnevale all'avvento del Cristianesimo è probabilmente giustificato dal fatto che nella stessa capitale della cristianità, Roma, manifestazioni carnevalesche continuarono anche dopo l'età antica. Il Carnevale Romano riecheggiava ancora degli antichi Saturnalia e si declinava nei due eventi della corsa dei barberi, corsa sfrenata a cavallo, e della festa dei moccoletti, il cui obiettivo era quello di mantenere acceso il cero che si teneva in mano e di spegnere quelli altrui. A causa dei forti disordini e del decesso di un giovane spettatore accorso negli ultimi anni, con l'Unità d'Italia il Carnevale Romano venne inizialmente ridimensionato con l'abolizione della corsa, per poi cadere definitivamente in declino.
Ad oggi, in Italia esistono ancora molte tradizioni locali riguardo al Carnevale. I più evocativi sono sicuramente quelli di Venezia, di antica tradizione e considerato sicuramente il più raffinato, e di Viareggio, famoso per i suoi carri allegorici e satirici, in spregio specialmente dei potenti, ma non meno interessanti sono sicuramente quelli di Ivrea e di Acireale per citarne solo alcuni. Nel mondo invece, il più famoso è sicuramente il Carnevale di Rio de Janeiro in Brasile, il più sfarzoso a livello internazionale, famoso soprattutto per le esibizioni delle scuole di samba che sfilano in corteo su grandiosi carri allegorici.
Essendo collegato alla Quaresima e quindi alla Pasqua, il Carnevale è una festa mobile: non ha quindi una ricorrenza fissa all'interno dell'anno, ma è stabilito in base al calcolo della Pasqua stessa.
Secondo la Chiesa Romana, le Ceneri sono fissate il mercoledì posto a quarantasei giorni di distanza dalla Pasqua e quindi il Carnevale ha compimento il Martedì Grasso precedente ad esso. Nella Diocesi di Milano, invece, che segue il rito Ambrosiano, il Carnevale dura fino al Sabato, con inizio della Quaresima la Domenica successiva. Questo perché, secondo la leggenda, Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, avrebbe promesso di ritornare in Diocesi da un pellegrinaggio in tempo per celebrare i primi riti della quaresima; ma, poiché fece ritardo, i milanesi prolungarono il Carnevale fino al suo ritorno, avvenuto appunto in occasione della Domenica.
La giustificazione ha in realtà radici liturgiche, in quanto anticamente la Quaresima iniziava dappertutto la Domenica posta a quaranta giorni di distanza dal Giovedì Santo. Nel rito ambrosiano, la Quaresima è sì periodo di penitenza ma non anche di stretto digiuno, quindi i quaranta giorni sono calcolati ancora oggi comprendendo le domeniche. Nella tradizione romana, invece, il digiuno è presente, ma mai di domenica: per fare in modo quindi che i giorni di digiuno fossero effettivamente quaranta si aggiunsero altri giorni fino ad arrivare al Mercoledì delle Ceneri per compensare le domeniche mancanti.
domenica 30 dicembre 2018
Etimologia dei nomi di luoghi: VIA FRANCIGENA
La Via Francigena (detta anche Franchigena o Francisca) è una famosa via di pellegrinaggio, una delle tante strade cosiddette Romee, che portavano gli antichi pellegrini medievali fino a Roma. Nello specifico, la Via Francigena aveva in realtà Roma come principale tappa intermedia, per poi proseguire verso il meridione d'Italia, dove partivano le navi per la Terra Santa, la reale destinazione finale del lungo pellegrinaggio.
Della Via Francigena esistono molti itinerari che hanno origine in vari punti dell'Europa nordoccidentale e dal suo attuale nome percepiamo che essa parte dalla Francia. Questa infatti è l'etimologia del termine francigeno, di origine medievale, composto da franco, cioè originario della Francia, e del suffisso -geno, derivato dal latino genus, usato in questo caso con il significato di "origine, punto di partenza".
L'itinerario principale, nonché quello storicamente più antico e nel 1994 dichiarato Itinerario Culturale del Consiglio Europeo, è quello cosiddetto di Sigerico, che tuttavia non ha origine in Francia ma in Inghilterra, precisamente a Canterbury. Sigerico, arcivescovo di quella diocesi, ricevette il pallio nel 990 a Roma dalle mani di Papa Giovanni XV, per poi percorrere a piedi, in settantanove giorni, i 1600 km circa che lo separavano dalla patria d'origine. Di questo viaggio tenne un diario, oggi conservato al British Museum, dove sono annotate le settantanove tappe, una per ogni giorno di cammino, dove egli prese ristoro. Escluse le tappe britanniche, che in sostanza prevedono solamente il punto di partenza, Canterbury, e quello d'imbarco per l'attraversamento della manica, Dover, è tuttavia vero che circa metà del tragitto si svolge in Francia.
Ad oggi, la Via Francigena percorre ben quattro paesi europei: Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Italia. Qui attraversa sei regioni: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.
sabato 29 dicembre 2018
Etimologia dei nomi di luoghi: VENTIMIGLIA
Conosciuta principalmente per essere l'ultimo avamposto italiano sulla costa ligure al confine con la Francia e la Costa Azzurra, la città di Ventimiglia annovera un passato plurimillenario. La zona infatti era abitata già in epoca paleolitica, come attestano importanti reperti rinvenuti nella zona dei Balzi Rossi. L'insediamento vero e proprio però fu fondato dai liguri intemeli ancora in epoca preistorica, per poi essere conquistata dai romani nel II secolo a.C. Nel medioevo, il sito antico venne abbandonato e rifondato su un'altura più a oriente, alla destra orografica del fiume Roia, per seguire poi le vicende dell'estremo ponente ligure.
Dal nome, a prima vista di chiara origine latina, la città sembrerebbe distare venti miglia da un dato luogo, così come confermerebbe l'abbreviatura toponomastica "XXMIGLIA" utilizzata fino a qualche tempo fa in certe indicazioni stradali. Effettivamente, la città disterebbe una ventina di miglia nautiche dalla città di Nizza, oggi francese, a cui fu nel corso dei secoli variamente legata. Ma è realmente così?
In realtà il termine è sì di origine latina, ma non contiene alcun accenno a presunte miglia di distanza rispetto ad un altro punto geografico, ma deriva invece da Albintimilium, il nome che la città aveva in epoca romana. A sua volta, esso deriva dalla fusione di altri due termini, Album Intimilium, resa latina del nome *Albom Intemeliom, cioè "Capoluogo degli intemeli", la popolazione ligure che la fondò. Ventimiglia invece viene dalla caduta della al- iniziale di Albintimilium e dal successivo passaggio di b a v, che portò quindi a Vintimilia, il nome con cui la città venne rifondata nel medioevo a seguito dell'abbandono di quella romana.
mercoledì 12 dicembre 2018
Etimologia dei Dialetti: CUCCIDDATU
La
tradizione italiana offre una marea di dolci tipici del periodo natalizio e non
v’è alcun dubbio che il panettone, il pandoro e il torrone sono i sovrani indiscussi
del Natale. Eppure ogni regione ha le sue piccole prelibatezze a cui non riesce
a rinunciare e la Sicilia di sicuro non rinuncia alle sue.
E’ proprio
in questa regione che troviamo un dolce molto amato e che ancora oggi rappresenta
il principe delle tavolate siciliane, consumato durante le eterne partite a
carte e a tombola nei freddi pomeriggi natalizi in famiglia: il Buccellato
meglio conosciuto in Sicilia come “u cucciddatu”. E’ un dolce
tipico siciliano, riconosciuto anche dall’assessorato regionale delle politiche
agricole come prodotto agroalimentare tradizionale italiano.
martedì 11 dicembre 2018
Etimologia delle Parole: PANETTONE
E dopo il torrone, eccoci di nuovo qui a parlare di un altro dolce natalizio della tradizione italiana: il "milanesissimo" panettone. Effettivamente, praticamente tutti sanno che questo grande pane dolce farcito di uvetta (e in alcune versioni anche di frutta candita) ha origini puramente meneghine. Tuttavia sulla sua nascita e sull'etimologia del suo nome esistono diverse tradizioni.
Etimologia dei Segni e Simboli: CHIOCCIOLA o A COMMERCIALE
Uno dei simboli oggi più usati, specie in ambito informatico è la A commerciale, più conosciuta e amata come Chiocciola o Chiocciolina in italiano, At in inglese, Arobase in francese e Arroba in spagnolo; da questi ultimi possiamo risalire ad un’origine più antica della parola che giunge sino all’arabo “ar-roub” che significa un quarto.
Graficamente resa con una a in corsivo con una lunga coda
che le gira intorno (@) a somiglianza di un guscio di mollusco, sembrerebbe un’invenzione
figlia dell’era informatica e dei tempi moderni più recenti. Invece no.
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