sabato 5 agosto 2023

Origine dei modi di dire: FARE LA FIGURA DEL CIOCCOLATAIO


Uno dei tanti modi di dire che abbiamo in italia per esprimere il concetto di "fare una brutta figura" è "fare la figura del cioccolataio". Questa espressione è largamente diffusa soprattutto nel Nord, in particolare in Piemonte, ma non è raro sentirlo anche nella Lombardia nordoccidentale, fino a Milano e dintorni. Tuttavia, l'origine sarebbe proprio piemontese e, in particolare, torinese.

Nel XIX secolo, Torino era una delle capitali europee della produzione di cioccolato: a quel tempo lo si consumava come bevanda, specie nelle case nobiliari, ma proprio qui pare che sia nato il cioccolatino, cioè il cioccolato in composizione solida (pensiamo solo al Gianduiotto, a base di cacao e nocciole, tipiche di questa regione). E il mercato del cioccolato era così fiorente che i "cioccolatai" si dice che si potessero permettere di viaggiare in carrozze sontuose, al pari se non più di aristocratici e dignitari di corte. La tradizione racconta infatti che vi fosse un produttore di cioccolato talmente ricco da poter viaggiare per la città con una carrozza trainata da quattro cavalli, mentre di solito quelle dei nobili erano trainate solo da due, compresa quella del Re di Sardegna. Risentito di ciò, il monarca sabaudo richiamò il "cioccolataio" e lo rimproverò sonoramente, invitandolo a non viaggiare con carrozze più sontuose della sua e di quelle della sua corte, perché un Re non si poteva certo permettere di fare "na figura da cicolaté".

L'episodio è riportato nelle Voci e cose del vecchio Piemonte raccolte dallo storico Alberto Viriglio. Un'altra tradizione meno accreditata vuole che il "cioccolataio", sempre per la sua vistosa carrozza, venisse proprio scambiato per il Re in persona, facendogli dunque fare veramente la figura del "cicolaté". Che sia vero o meno, l'espressione prese presto il significato prima di "sfigurare" poi di "fare una brutta figura" vera e propria. Inoltre, data la sua diffusione, si pensa che sia questo il motivo per cui i produttori di cioccolato preferiscano oggi farsi chiamare non più "cioccolatai" ma cioccolatieri.

Etimologia delle Parole: HAPAX (Legomenon)

 


A chi studia filologia e linguistica, o in genere umanistica, sarà capitato di sentir dire qualche volta la parola Hapax Legomenon. Ma cosa vuol dire? E' un'espressione che viene dal ἅπαξ λεγόμενον e significa “detto una sola volta” e si intende generalmente una parola che, in un corpus di opere di un autore o ancor meglio di tutto il sistema letterario di una lingua, compare una sola volta. È vero che si possono avere casi di dis, tris o tetrakis legomenon, cioè parole che occorrono in tutto il sistema letterario anche due, tre o quattro volte ma solitamente quando si parla di Hapax, si intende nello specifico parole rare che compaiono una sola volta.

lunedì 1 maggio 2023

Etimologia delle Parole: BARBARO

In principio erano barbari…?

Per saperlo dobbiamo andare nel Vicino e Medio Oriente ma di molti millenni fa, là dove la scrittura e la storia iniziarono il loro corso, e dove oggi possiamo trovare le tracce di unità tra due parole: lingua e nazione.

Tralasciando la narrazione biblica della torre di Babele dalla quale iniziò, secondo il mito, la moltiplicazione degli idiomi e dei popoli, risulta invece curioso sapere come inizialmente la divisione tra lingua e nazione non vi fu in quella mezzaluna fertile che studiamo sui libri sin dalle elementari.

Nell’antica Mesopotamia, terra che ha visto passare regni, dinastie e primi imperi, i vari popoli, abituati a spostarsi da una terra all’altra, non si posero mai il problema della “nazionalizzazione”, ma abbracciarono nel corso della loro storia stirpi diverse e adottarono più lingue comuni (aramaico, elamico, eblaita, ittita, accadico, persiano…) che coesistevano come lingue amministrative, ufficiali e in parte religiose. Molti sono gli esempi di stele e tavolette con testi scritti in tre lingue diverse: si pensi ad esempio alla Stele di Rosetta, scritta in geroglifico, demotico e greco ma anche le Iscrizioni di Bisotun dove il testo che circonda le immagini è scritto in babilonese, persiano ed elamita.

Detto questo, allora, da dove nasce il concetto di Barbaro come straniero e diverso?

venerdì 19 agosto 2022

Etimologia delle parole: BRISCOLA


La briscola è sicuramente uno dei giochi tradizionali italiani più popolari e la sua diffusione in tutto il territorio nazionale ha permesso la nascita di innumerevoli varianti locali. La versione standard prevede l'impiego di un mazzo da quaranta carte che vada dall'Asso al Re (senza dunque 8, 9 e 10, valori che vengono assorbiti dalle figure) di qualsiasi tipologia (a seme spagnolo, italiano o francese). Si tratta di un gioco di prese, cioè un gioco che ha l'obiettivo di prendere (o in alcuni casi far prendere all'avversario) un certo numero di carte e di un certo tipo o valore stabilito dalle regole del gioco stesso. Nello specifico della briscola hanno valore gerarchico decrescente l'Asso, il 3, il Re, il cavallo (o la donna nei semi francesi) e il fante, sui quali domina il seme di briscola, stabilito dalla prima carta girata dal tallone all'inizio della partita; tutte le altre carte non hanno valore (sono per questo dette scartine o lisci) e non è previsto un punto per chi si aggiudica più prese, come invece nella scopa.

Il gioco della briscola, così come il suo nome e le sue regole sono di origine abbastanza oscura. Pertanto, intorno all'etimologia del nome sono sorte molte teorie. In linea generale molti concordano su una derivazione dal francese brisque. In effetti, questo termine è utilizzato nel gergo di alcuni giochi francesi affini alla briscola come per esempio il Brusquembille e la Bazzica, a loro volta forse originari del nord Europa. C'è da rilevare che brisque era anche un termini militaresco in uso nell'esercito francese, che per buona parte dell'ottocento ha transitato per l'Italia: e poiché le prime attestazioni della briscola risalgono proprio alla prima metà del XIX secolo (ma potrebbe essere molto più antica), alcuni hanno avanzato l'ipotesi che lo stesso gioco sia nato a imitazione di quelli in voga fra i soldati francesi.

Secondo un'altra teoria, più suggestiva ma considerata meno attendibile, brisque sarebbe collegato al basso tedesco britze "lancia, frusta" o al germanico brec "rompere, spezzare" (cfr. break inglese). All'idea del percuotere si rifanno anche l'usanza di chiamare carichi le carte più forti del gioco (asso e 2) e il fatto che uno dei semi tradizionali in uso nella maggior parte delle carte italiane è proprio bastoni. Inoltre, nella tradizione popolare, vige spesso l'usanza di sbattere, anche con una certa veemenza, le carte giocate sul tavolo, specialmente se queste sono di valore molto alto. Segnaliamo infine che, ancora oggi, briscola può essere usato come sinonimo di "percossa", da cui deriva anche il verbo briscolare per "picchiare, percuotere".

Un'ultima teoria vorrebbe invece che briscola derivi da bresigola o versigola (ma le varianti sono molteplici), termine derivato dal gergo dei tarocchi, antico gioco che prevedeva un sistema di prese da cui sarebbero derivati la stessa briscola odierna, la scopa e altri giochi affini: si trattava in origine di una combinazione di trionfi (le carte di rango superiore dei tarocchi) che permetteva di aggiudicarsi un certo numero di punti (similmente a quanto avviene nella scopa con gli ori o la primiera).

lunedì 15 agosto 2022

Etimologia delle parole: FERRAGOSTO


Il Ferragosto è considerato un giorno speciale da parte di molti italiani, non solo perché oggi si festeggia l'assunzione di Maria al Cielo, ma anche perché è ormai da parecchio tempo sinonimo vacanze e divertimento. In effetti, così come lo stesso mese di agosto è per eccellenza il mese delle ferie estive, il giorno di Ferragosto ne è considerato l'apice. Ma questa data è importante anche dal punto di vista astronomico, in quanto inizio del definitivo declino dell'estate e quindi preludio all'arrivo dei mesi freddi.

Questa particolare centralità che assume il giorno di Ferragosto affonda le sue radici nell'antica Roma. Il termine deriva infatti da Feriae Augusti, cioè "vacanze di Augusto", una festa istituita dal primo Principe romano nel 18 a.C., l'anno stesso in cui ricevette la nomina, e che inizialmente durava per tutto il mese di Agosto, che da lui appunto prende il nome. Fu solo con l'avvento del cristianesimo che nei secoli la festività romana venne spostata al 15 del mese, in concomitanza con l'Assunzione di Maria.

Della festa pagana tuttavia conserviamo ancora molti aspetti: come già presso gli antichi, è infatti considerato un giorno di riposo e di svago, oggi dedicato alle gite fuori porta o alle feste in spiaggia, fra tanto sole e mare. Anche il famosissimo Palio dell'Assunta di Siena (che però si tiene il 16), probabilmente è un retaggio delle antiche corse equestri che si tenevano in origine.

martedì 28 dicembre 2021

Origine dei modi di dire: L'AMICO FRITZ

Una delle espressioni più diffuse nella nostra lingua, da nord a sud del paese, è "l'amico Fritz". Quante volte abbiamo fatto riferimento a qualcuno definendolo "l'amico Fritz"? Si tratta di un modo di dire che si usa per parlare di qualcuno a noi noto senza però chiamarlo per nome, in un certo modo al contrario di "pincopallino", che invece è utilizzato per parlare di un individuo qualunque. Oggi viene utilizzato in tutte le situazioni, con tono abbastanza neutro, come appellativo scherzoso senza un particolare significato, ma in origine designava un personaggio con particolari caratteristiche, eccentrico, estroso o comunque speciale, oppure, ironicamente, un personaggio che vanta quelle stesse caratteristiche senza però averle.

Ma da dove viene questo modo di dire? Come molte espressioni idiomatiche della nostra lingua, anche questa trova origine nell'opera lirica. Nello specifico, L'Amico Fritz è il titolo di una commedia musicale scritta da Nicola Daspuro e musicata da Pietro Mascagni, a sua volta tratta dall'omonimo romanzo, poi divenuto dramma, della coppia Erckmann-Chatrian. Lo scapolo Fritz Kobus, ricco e generoso possidente ma restio a contrarre matrimonio, scommette con l'amico David che quest'ultimo non riuscirà mai a convincerlo a sposarsi. Ma quando conosce Suzel, figlia del suo fattore, presto finisce per innamorarsiene. Per non venir meno alla sua fama di scapolo d'oro, Fritz tiene inizialmente celati i suoi sentimenti. Quando però viene a sapere che Suzel è promessa sposa ad un uomo che non ama, non può più tratenersi e confessa il suo amore e l'intenzione di volerla prendere lui per moglie. David ha dunque vinto la scommessa, ma ne cede il ricavato a Suzel come dono di nozze.

(per gentile concessione di Euterpes Domus)

domenica 16 maggio 2021

Etimologia delle parole: CORNO INGLESE


Già conosciuto nel XVIII secolo come sviluppo dell'oboe da caccia barocco, il corno inglese ebbe grande diffusione a partire dal XIX. Si tratta di un oboe contralto, tagliato una quinta sotto rispetto a quello ordinario, ma con caratteristiche costruttive che ne distinguono decisamente il timbro, più rotondo e meno incisivo, da quello del suo fratello più piccolo. Ma che cosa avrebbe di inglese questo strumento da valergli questo nome? In realtà, è molto probabile che l'aggettivo inglese provenga da una errata interpretazione del francese anglé (angolato), che ha la medesima pronuncia \ɑ̃.ɡle\ di anglais (inglese): questo perché, in origine, il corno inglese aveva una forma appunto "angolata". L'errore si è pepetrato nel francese stesso (dove appunto è chiamato tuttora cor anglais) per poi diffondersi nelle altre lingue (ing. english horn, ted. englicshhorn, rus. Английский рожок etc...).

(per gentile concessione di Euterpes Domus)

sabato 15 maggio 2021

Etimologia dei nomi di luoghi: DOLOMITI


I Ladini hanno chiamato per lungo tempo le Dolomiti "lis montes pàljes" (i monti pallidi), per il loro colore chiaro, che contrasta con quello più cupo dei monti vicini. Secondo una leggenda ladina, sarebbero stati i Silvani, i nani dei boschi e delle caverne, a rendere più chiare le rocce, filando i raggi della Luna per tessere poi, intorno alle cime, una rete sottile e luminosa. L'avrebbero fatto perché la figlia del Re della Luna, sposa del Re delle Dolomiti, non avesse nostalgia del suo mondo lontano, perennemente bianco e lucente. E le stelle alpine sarebbero un dono della principessa portato dalla Luna.

Il nome "Dolomiti", invece, nato poco più di duecento anni fa e divenuto popolare solo all'inizio del Novecento, non ha un'origine altrettanto poetica. Nel 1789 il marchese Déodat de Dolomieu compì un viaggio di studio nel Tirolo meridionale; lungo la strada fra Trento e Bolzano raccolse campioni di una roccia chiara, simile al calcare ma che, a differenza di quest'ultimo, non reagiva quando veniva bagnata con acido cloridico. Si scoprì che i campioni erano composti di un minerale quasi sconosciuto, un carbonato di calcio e magnesio al quale fu dato il nome di "dolomite", in onore del marchese, mentre "dolomia" fu chiamata la roccia di colore chiaro che lo conteneva. Quando, nella seconda metà dell'Ottocento, i primi turisti e alpinisti inglesi scoprirono il fascino dei monti sudtirolesi, nei loro resoconti di viaggio iniziarono a scrivere di "Dolomite Mountains", "Dolomite district", "Dolomite region", da cui deriva il nome dell'intera area.

A rendere peculiare il paesaggio dolomitico, però, è soprattutto il fatto che la dolomia si trova raccolta in imponenti gruppi isolati e circondati da ampie valli, la cui origine è molto lontana nel tempo. Circa duecento milioni di anni fa, in un mare poco profonto, dalle acque calde e agitate, si formarono scogliere coralline: poiché il fondale si abbassava lentamente, i coralli, le alghe e miriadi di altri piccoli organismi continuavano a innalzare le loro costruzioni per restare vicini alla luce, come sta accadendo ora negli atolli del Pacifico. Le rocce che nascevano da quel brulichio di vita erano calcari e dolomie, che raggiunsero uno spessore di centinaia di metri.

Successivamente le acque divennero torbide per l'entrata in attività di numerosi vulcani: coralli e alghe si estinsero e furono ricoperti da lave e tufi. Quando il mare tornò limpido, si formarono altri calcari e dolomie, e tra una scogliera e l'altra si depositarono  rocce più tenere, come marne e arenarie. Quando la catena alpina si innalzò, queste formazioni emersero dal mare e lentamente l'erosione liberò dal mantello di altre rocce le scogliere, che ora si ergono alte e isolate a formare i "gruppi monolitici".

Solo al tramonto, nei giorni sereni, le cime si addolciscono, illuminandosi per pochi attimi di un caldo colore rosato che incanta da sempre i viaggiatori come gli abitanti del posto. Un'altra leggenda ladina racconta, infatti, che un tempo lì si trovasse il regno dei nani, ricco di favolosi tesori, e che sulle vette fiorisse un giardino di rose rosse. Finché un giorno il re Laurino, per salvare il proprio popolo dall'invidia degli altri, pietrificò il roseto in roccia grigia, «perché non fosse più visibile, né di giorno né di notte». Ma re Laurino, nel suo incantesimo, dimenticò il crepuscolo, che non è più giorno e non è ancora notte; da allora al tramonto, per un breve attimo, rivive il "giardino delle rose". Ed è proprio così: il tempo ha operato un incantesimo sulle Dolomiti, cristallizzando per sempre un giardino di coralli.

(Tratto da Mario Tozzi, Viaggio in Italia - 100+9 emozioni da provare almeno una volta prima che finisca il mondo, 2009, DeAgostini)

giovedì 13 maggio 2021

Etimologia dei Dialetti: BAUSCIA

Milano è considerata la città italiana degli affari per eccellenza. Centro industriale e imprenditoriale prima ed ora finanziario, ancora oggi, nonostante il suo lustro conosca ormai da decenni un forte declino, richiama alla mente una città dinamica, aperta e moderna. Di queste caratteristiche i milanesi ne sono sempre stati consapevoli e spesso ne hanno fatto sfoggio anche ben oltre i loro effettivi meriti. E, come spesso accade, per esprimere appieno questo atteggiamento orgoglioso che può scadere facilmente nella boria e nella superbia, più che all'italiano si deve ricorrere al dialetto, milanese in questo caso, dove esiste una parola specifica:
 bauscia (scritto anche baüsciapronuncia /baˈyʃa/). Il significato di questo termine è appunto "fanfarone", "spaccone": si diceva un tempo di quegli imprenditori che si vantavano impropriamente di avere uno spiccato senso per gli affari ed ora, per estensione, a tutti i milanesi e i lombardi che vantano ingiustamente qualità superiori che spesso non hanno.

Se chiedete a un milanese di spiegare l'origine di questa parola, vi dirà senza ombra di dubbio che il suo significato autentico è "bava", "saliva" (da cui derivano anche sbauscià, "sbavare", bauscina, "bavaglina per bimbi" e consimili): il bauscia, per analogia, è dunque colui che annega nella bava prodotta dalla sua boria e dalla sua superbia. "Chi si loda si imbroda" quindi, o, per meglio dirla alla milanese, "el se sbauscia adòss".

In realtà l'etimologia di questo termine sembrerbbe derivare da un termine longobardo che significava in origine "gonfiarsi" (cfr. tedesco bauschen). Stando così le cose, dunque, sarebbe proprio il fanfarone ad essere il bauscia, cioè colui che si "gonfia" della sua boria e solo per estensione venne poi associato alla bava che produce sperticandosi nelle mirabolanti autocelebrazioni di sé stesso.

Una curiosità. Negli anni bauscia è venuto designando i tifosi dell'Inter, una delle due squadre calcistiche di Milano, proprio perché storicamente a questa tifoseria appartenevano figli di papà e ricchi industriali, in contrapposizione a casciavìt (cacciaviti), che designava invece i tifosi del Milan, l'altra squadra, fra cui si annoveravano invece i proletari e gli operai.

lunedì 10 maggio 2021

Etimologia delle Parole: COGNATO o COGNATA

 


Parliamo un po’ di parentela.
Sappiamo bene tutti che il “Cognato” o la “Cognata” è il fratello o la sorella del proprio coniuge, parente non consanguineo acquisito tramite matrimonio.

Ebbene, non è sempre stato così. In origine i Romani facevano una distinzione più accurata di questa figura e, addirittura, il cognato era un parente consanguineo, facente parte della stessa famiglia. L’origine del termine deriva infatti “co-“e “gnatus” (da natus), co-nato, nato insieme, quindi facente parte della stessa famiglia o nato dallo stesso progenitore.

Con il tempo si aggiunse un’altra distinzione: i cognati erano i parenti, sempre consanguinei ma da parte di donna mentre quelli della linea maschile venivano chiamati Agnati che dal latino “Agnatus” (participio passato di “Agnasci”) significa nascere vicino.

Oggi, già detto prima, la terminologia si è ridotta solamente al termine Cognato/Cognata che indicano quella parentela acquisita non più consanguinea tra i fratelli e le sorelle di due coniugi, dopo le nozze.


domenica 25 ottobre 2020

Etimologia delle parole: OBOE


Fra tutti gli strumenti musicali, l'oboe è certamente fra quelli che ha il nome più strano e curioso. Strumento ad ancia doppia appartenente alla famiglia dei legni (come il fagotto e il corno inglese), l'oboe nasce dallo sviluppo di strumenti musicali più antichi (insieme ai flauti, gli strumenti ad ancia furono fra i primi a comparire nell'antichità). In particolare, l'origine del nome si attesta in Francia alla fine del XVII secolo, dov'era (ed è tuttora chiamato) hautbois. Questo termine nasce dall'unione di haut "alto" e bois "legno", con il significato di "legno (dal suono) alto": per "alto" si intende quel suono acuto e penetrante, un po' nasale, tipico dell'oboe barocco (oggi, invece, con gli sviluppi moderni, l'oboe è capace anche di suonare piano e con delicatezza). A differenza di oggi però, che la pronuncia è diventata /o'bwa/, nel francese del XVII secolo essa era /o'bwε/: da qui deriva quindi l'italiano oboe, in passato pronunciato anche oboè, chiaro prestito dal francese dell'epoca.

(per gentile concessione di Euterpes Domus)

lunedì 4 marzo 2019

Etimologia delle Parole: CARNEVALE


"A carnevale ogni scherzo vale!" E' questo il motto più famoso che caratterizza questa ricorrenza, tipica specialmente dei paesi di rito cattolico. Questa festa infatti si caratterizza per la presenza di fantasiose maschere, ghiotte leccornie, cortei sfarzosi ma, soprattutto, scherzi e gozzoviglie. Sin dalle origini è stato considerato un periodo dove concedersi eccessi golosi e goderecci prima della Quaresima, il periodo di preparazione alla Pasqua da dedicare alla penitenza, al digiuno e alla sobrietà. In particolare, alla Quaresima è associata l'astensione dalle carni e dai cibi particolarmente ricercati e proprio qui risiederebbe l'etimologia del termine "Carnevale". 

L'opinione più comune lo vuole derivato dall'unione dell'espressione "Carne, vale!", cioè "Ti saluto, carne!", oppure da "Carnem levare", cioè "eliminare la carne", in riferimento ai banchetti luculliani che venivano celebrati specialmente l'ultimo giorno, detto appunto Martedì Grasso. A questo giorno segue il Mercoledì delle Ceneri, primo giorno ufficiale della quaresima secondo il rito romano, così chiamato dalla cenere (biblico simbolo di penitenza) sparso sul capo dei fedeli durante la messa.

Un'altra interpretazione vuole invece il termine derivato da carnualia (cioè "giochi campagnoli") oppure da carrus navalis (letteralmente "carro navale", cioè "nave su ruote"), chiaro rimando ai carri carnevaleschi.

Sebbene legato per tradizione alla Quaresima, il Carnevale ha origini assai più antiche. Taluni dei suoi caratteri tipici, come per esempio il generale scioglimento degli obblighi morali e delle gerarchie, con momentaneo rovesciamento dell'ordine costituito, sono riscontrabili in molte festività pagane greco-latine e mesopotamiche. Il significato era probabilmente catartico e propiziatorio, con il fine di fingere un ritorno al Caos primordiale e la successiva ricostituzione del Cosmo (inteso in questo caso, nel senso greco del termine, come "ordine"). 

Durante queste feste non era infatti cosa rara veder scambiati i ruoli di schiavo e padrone (Saturnalia romani) o addirittura veder schernito e umiliato un Re (Mesopotamia). Ogni norma era sospesa e tutto era generalmente permesso. E' probabilmente da qui che discende l'associazione fra il Carnevale e gli scherzi (talvolta anche eccessivi). Proprio perché l'ordine del mondo era momentaneamente annientato, era anche credenza comune che le anime dei defunti ritornassero a vagare nel mondo dei vivi. Al fine di non renderle pericolose veniva dunque imposto di onorarle dando loro un corpo provvisorio in cui abitare: è da questa funzione apotropaica che discende quindi l'uso delle maschere

La sopravvivenza del Carnevale all'avvento del Cristianesimo è probabilmente giustificato dal fatto che nella stessa capitale della cristianità, Roma, manifestazioni carnevalesche continuarono anche dopo l'età antica. Il Carnevale Romano riecheggiava ancora degli antichi Saturnalia e si declinava nei due eventi della corsa dei barberi, corsa sfrenata a cavallo, e della festa dei moccoletti, il cui obiettivo era quello di mantenere acceso il cero che si teneva in mano e di spegnere quelli altrui. A causa dei forti disordini e del decesso di un giovane spettatore accorso negli ultimi anni, con l'Unità d'Italia il Carnevale Romano venne inizialmente ridimensionato con l'abolizione della corsa, per poi cadere definitivamente in declino.

Ad oggi, in Italia esistono ancora molte tradizioni locali riguardo al Carnevale. I più evocativi sono sicuramente quelli di Venezia, di antica tradizione e considerato sicuramente il più raffinato, e di Viareggio, famoso per i suoi carri allegorici e satirici, in spregio specialmente dei potenti, ma non meno interessanti sono sicuramente quelli di Ivrea e di Acireale per citarne solo alcuni. Nel mondo invece, il più famoso è sicuramente il Carnevale di Rio de Janeiro in Brasile, il più sfarzoso a livello internazionale, famoso soprattutto per le esibizioni delle scuole di samba che sfilano in corteo su grandiosi carri allegorici.

Essendo collegato alla Quaresima e quindi alla Pasqua, il Carnevale è una festa mobile: non ha quindi una ricorrenza fissa all'interno dell'anno, ma è stabilito in base al calcolo della Pasqua stessa. 

Secondo la Chiesa Romana, le Ceneri sono fissate il mercoledì posto a quarantasei giorni di distanza dalla Pasqua e quindi il Carnevale ha compimento il Martedì Grasso precedente ad esso. Nella Diocesi di Milano, invece, che segue il rito Ambrosiano, il Carnevale dura fino al Sabato, con inizio della Quaresima la Domenica successiva. Questo perché, secondo la leggenda, Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, avrebbe promesso di ritornare in Diocesi da un pellegrinaggio in tempo per celebrare i primi riti della quaresima; ma, poiché fece ritardo, i milanesi prolungarono il Carnevale fino al suo ritorno, avvenuto appunto in occasione della Domenica. 

La giustificazione ha in realtà radici liturgiche, in quanto anticamente la Quaresima iniziava dappertutto la Domenica posta a quaranta giorni di distanza dal Giovedì Santo. Nel rito ambrosiano, la Quaresima è sì periodo di penitenza ma non anche di stretto digiuno, quindi i quaranta giorni sono calcolati ancora oggi comprendendo le domeniche. Nella tradizione romana, invece, il digiuno è presente, ma mai di domenica: per fare in modo quindi che i giorni di digiuno fossero effettivamente quaranta si aggiunsero altri giorni fino ad arrivare al Mercoledì delle Ceneri per compensare le domeniche mancanti.

domenica 30 dicembre 2018

Etimologia dei nomi di luoghi: VIA FRANCIGENA



La Via Francigena (detta anche Franchigena o Francisca) è una famosa via di pellegrinaggio, una delle tante strade cosiddette Romee, che portavano gli antichi pellegrini medievali fino a Roma. Nello specifico, la Via Francigena aveva in realtà Roma come principale tappa intermedia, per poi proseguire verso il meridione d'Italia, dove partivano le navi per la Terra Santa, la reale destinazione finale del lungo pellegrinaggio.

Della Via Francigena esistono molti itinerari che hanno origine in vari punti dell'Europa nordoccidentale e dal suo attuale nome percepiamo che essa parte dalla Francia. Questa infatti è l'etimologia del termine francigeno, di origine medievale, composto da franco, cioè originario della Francia, e del suffisso -geno, derivato dal latino genus, usato in questo caso con il significato di "origine, punto di partenza".

L'itinerario principale, nonché quello storicamente più antico e nel 1994 dichiarato Itinerario Culturale del Consiglio Europeo, è quello cosiddetto di Sigerico, che tuttavia non ha origine in Francia ma in Inghilterra, precisamente a Canterbury. Sigerico, arcivescovo di quella diocesi, ricevette il pallio nel 990 a Roma dalle mani di Papa Giovanni XV, per poi percorrere a piedi, in settantanove giorni, i 1600 km circa che lo separavano dalla patria d'origine. Di questo viaggio tenne un diario, oggi conservato al British Museum, dove sono annotate le settantanove tappe, una per ogni giorno di cammino, dove egli prese ristoro. Escluse le tappe britanniche, che in sostanza prevedono solamente il punto di partenza, Canterbury, e quello d'imbarco per l'attraversamento della manica, Dover, è tuttavia vero che circa metà del tragitto si svolge in Francia.

Ad oggi, la Via Francigena percorre ben quattro paesi europei: Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Italia. Qui attraversa sei regioni: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio.

sabato 29 dicembre 2018

Etimologia dei nomi di luoghi: VENTIMIGLIA



Conosciuta principalmente per essere l'ultimo avamposto italiano sulla costa ligure al confine con la Francia e la Costa Azzurra, la città di Ventimiglia annovera un passato plurimillenario. La zona infatti era abitata già in epoca paleolitica, come attestano importanti reperti rinvenuti nella zona dei Balzi Rossi. L'insediamento vero e proprio però fu fondato dai liguri intemeli ancora in epoca preistorica, per poi essere conquistata dai romani nel II secolo a.C. Nel medioevo, il sito antico venne abbandonato e rifondato su un'altura più a oriente, alla destra orografica del fiume Roia, per seguire poi le vicende dell'estremo ponente ligure.

Dal nome, a prima vista di chiara origine latina, la città sembrerebbe distare venti miglia da un dato luogo, così come confermerebbe l'abbreviatura toponomastica "XXMIGLIA" utilizzata fino a qualche tempo fa in certe indicazioni stradali. Effettivamente, la città disterebbe una ventina di miglia nautiche dalla città di Nizza, oggi francese, a cui fu nel corso dei secoli variamente legata. Ma è realmente così? 

In realtà il termine è sì di origine latina, ma non contiene alcun accenno a presunte miglia di distanza rispetto ad un altro punto geografico, ma deriva invece da Albintimilium, il nome che la città aveva in epoca romana. A sua volta, esso deriva dalla fusione di altri due termini, Album Intimilium, resa latina del nome *Albom Intemeliom, cioè "Capoluogo degli intemeli", la popolazione ligure che la fondò. Ventimiglia invece viene dalla caduta della al- iniziale di Albintimilium e dal successivo passaggio di b a v, che portò quindi a Vintimilia, il nome con cui la città venne rifondata nel medioevo a seguito dell'abbandono di quella romana.


mercoledì 12 dicembre 2018

Etimologia dei Dialetti: CUCCIDDATU




La tradizione italiana offre una marea di dolci tipici del periodo natalizio e non v’è alcun dubbio che il panettone, il pandoro e il torrone sono i sovrani indiscussi del Natale. Eppure ogni regione ha le sue piccole prelibatezze a cui non riesce a rinunciare e la Sicilia di sicuro non rinuncia alle sue.

E’ proprio in questa regione che troviamo un dolce molto amato e che ancora oggi rappresenta il principe delle tavolate siciliane, consumato durante le eterne partite a carte e a tombola nei freddi pomeriggi natalizi in famiglia: il Buccellato meglio conosciuto in Sicilia come “u cucciddatu”. E’ un dolce tipico siciliano, riconosciuto anche dall’assessorato regionale delle politiche agricole come prodotto agroalimentare tradizionale italiano. 

martedì 11 dicembre 2018

Etimologia delle Parole: PANETTONE



E dopo il torrone, eccoci di nuovo qui a parlare di un altro dolce natalizio della tradizione italiana: il "milanesissimo" panettone. Effettivamente, praticamente tutti sanno che questo grande pane dolce farcito di uvetta (e in alcune versioni anche di frutta candita) ha origini puramente meneghine. Tuttavia sulla sua nascita e sull'etimologia del suo nome esistono diverse tradizioni.

Etimologia dei Segni e Simboli: CHIOCCIOLA o A COMMERCIALE



Uno dei simboli oggi più usati, specie in ambito informatico è la A commerciale, più conosciuta e amata come Chiocciola o Chiocciolina in italiano, At in inglese, Arobase in francese e Arroba in spagnolo; da questi ultimi possiamo risalire ad un’origine più antica della parola che giunge sino all’arabo “ar-roub” che significa un quarto.

Graficamente resa con una a in corsivo con una lunga coda che le gira intorno (@) a somiglianza di un guscio di mollusco, sembrerebbe un’invenzione figlia dell’era informatica e dei tempi moderni più recenti. Invece no.

lunedì 10 dicembre 2018

Etimologia delle Parole: TORRONE



Il Natale è vicino e le pasticcerie delle nostre città si riempiono più del solito di leccornie golose ed invitanti. Fra i dolci tradizionali natalizi per eccellenza troneggia, accanto al panettone e al pandoro, sicuramente il torrone, tanto semplice quanto antico.

Etimologia dei Modi di Dire: PRENDERE IN CASTAGNA




“T’ho preso in castagna!”

E’ così che diciamo ogni volta che becchiamo qualcuno in errore, commettere uno sbaglio o fare uno strafalcione. Ma perchè proprio in... “castagna”?

domenica 9 dicembre 2018

Etimologia delle Parole: MONETA



Come anticipato in un precedente articolo, il termine moneta veniva utilizzato dai Romani per designare la loro Zecca di Stato, che a sua volta prendeva nome dal luogo in cui essa si trovava. 

Sul Campidoglio esisteva un tempio dedicato a Juno Moneta, cioè Giunone Ammonitrice (dal verbo "moneo, -ere", "ammonire", "avvisare", "allertare"), il cui epiteto è legato all'episodio delle cosiddette "oche del campidoglio": la tradizione vuole che gli animali, consacrati a Giunone, avessero dato l'allarme in occasione dell'invasione gallica capeggiata da Brenno nel 396 a.C. In seguito, venne fatto costruire un tempio dedicato alla Madre degli Dei, la quale, a ricordo dell'avvenimento, venne fregiata del titolo di "Moneta", proprio perché, grazie alle sue oche, avrebbe allertato i romani dell'imminente invasione.