sabato 12 marzo 2016

Etimologia dei Segni e dei Simboli: SIRENA



Tutti siamo abituati a pensare alla sirena come ad una creatura bellissima, mezza donna e mezzo pesce, capace, con il suo canto, di ammaliare gli uomini che hanno avuto la sfortuna di incontrarla. Sappiamo anche che il primo documento che ce ne parla è l'Odissea di Omero. In essa si racconta che Odisseo, messo in guardia da Circe sul canto ammaliatore delle sirene, impone ai propri marinai di tapparsi le orecchie, mentre lui, curioso di sentirle, si fa legare all'albero della nave senza tappi.
L’Odissea non ci fornisce una descrizione fisica di queste creature, ma possiamo ricavare le loro fattezze dalle numerose raffigurazioni che i greci ci hanno lasciato. Esse, però, non ce le rappresentano in forme "ittiomorfe" (cioè dalle fattezze di un pesce ---> ἰχθύς, "ikthys", "pesce"; μορφή, "morfé", forma), come si potrebbe comunemente pensare, bensì… “ornitomorfe” (da ὄρνις, -ιθος, "Ornis, -itos", uccello)!

Questa particolare immagine è dovuta al fatto che per i greci il canto delle sirene non era un richiamo di matrice erotica, bensì fonte di sapienza e conoscenza, come del resto si evince dal testo dell’Odissea, dove Odisseo, rinomato per la sua insaziabile curiosità, accettò il rischio di ascoltare ciò che le sirene avevano da dirgli. Ciò avvicinava quindi le sirene alla sfera divina e quindi alla sapienza e alla sicurezza che essa garantiva e per tale motivo avevano quindi le fattezze di creature del cielo.

Quando e come, invece, le sirene hanno incominciato ad assumere l'aspetto attuale che tutti conosciamo? Il periodo è certamente il medioevo, a cui risalgono le prime raffigurazioni di sirene ittiomorfe (spesso "bicaudate", cioè con due code, come Tritone, figlio di Poseidone ed Anfitrite, l’unico mostro greco ad avere effettivamente queste fattezze) e l'influsso è certamente nordico-germanico. E' infatti a questa tradizione che si riallacciano figure simili alla sirena odierna, come le nixe (dal protogermanico "nikwus/nikwis" ---> cfr. sanscrito "nḗnēkti", "lavare") e le ondine (o "undine", importate dalla tradizione latina ---> da unda "onda"), poiché nella mitologia greca, le uniche creature mitologiche legate all'acqua (principalmente naiadi, nereidi, oceanine) sono sì presentate come donne bellissime, ma senza particolari addizioni zoomorfe.

Tale evoluzione probabilmente è spiegabile attraverso proprio la scelta del mare al posto del cielo. Se, infatti, il cielo rappresenta la vicinanza alla divinità, il mare rappresenta il torbido, l'ignoto e, pertanto, il luogo della natura selvaggia e del peccato. Non a caso Tritone, che come dicevamo è l'unico vero mito ittiomorfo greco, era simbolo di sfrenato impulso sessuale. Da qui discenderebbe, dunque, l'idea della sirena come creatura connotata da una forte carica erotica che, pertanto, viene "trasferita" dal cielo al mare. L'immaginario comune si è poi stratificato nel corso dei secoli, consolidandosi anche per mezzo di fiabe, e altre storie fantastiche, come la celebre "Sirenetta" del danese Hans Christian Andersen (non a caso la "Sirenetta" è oggi anche simbolo di Copenaghen), trasposta poi in una versione animata dalla Walt Disney.

Tuttavia, l'odierna figura delle sirene mantiene ancora l’originale elemento greco del canto, tipico più degli uccelli che dei pesci (che invece è risaputo essere "muti").

Per quanto riguarda, infine, l'etimologia della parola "sirena", essa deriva dal termine greco Σειρήν, "Seirḗn" (plurale Σειρῆνες, "seirênes"), di incerta origine. Taluni hanno avanzato l'ipotesi che il termine vada ricollegato all'aggettivo σείριος, "séirios" (splendente, ardente, da cui anche Sirio ---> cfr. sanscrito "Sūrya", sole), che farebbe quindi delle sirene degli spiriti o dei demoni di mezzogiorno (l'ora più calda e quando il sole splende di più, appunto). Altri legano il termine a σειρά, "seirà" ("corda", "fune"), riprendendo il fatto che le sirene "legano" a sé i naviganti e li irretiscono. Infine, l'ipotesi più semplice si basa su un origine semitica dal verbo "sir", "cantare".


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